Ciao Genio del Male,
ti scrivo in merito ai consigli giuridici che tu dai sul sito “Sette in condotta” e in particolare al post…. “prof. curiosa” inserito all’interno della categoria “altre violazioni della privacy”.
In base alla tua risposta sembra che nessuna norma venga violata. (Vedi post sopra menzionato)
In realtà, il Ministro Fioroni ha emanato il 15 marzo 2007 delle linee guida, che ti invio, e che contengono le indicazioni circa l’uso (e l’abuso) dei cellulari in classe.
Tali linee guida contengono anche le sanzioni che dovrebbero essere comminate.
Ogni scuola ha poi un regolamento di istituto che disciplina i comportamenti e descrive in termini generali i diritti, i doveri degli studenti e le eventuali sanzioni.
Nella mia scuola per esempio (una scuola media), se un cellulare viene trovato acceso, viene immediatamente sequestrato, consegnato al dirigente o al docente coordinatore di classe.
Quest’ultimo avrà poi il compito di riconsegnarlo alle famiglie, corresponsabili della vigilanza.
La nota emanata dal Ministro dice che le famiglie vanno coinvolte, almeno quando si tratta di minori.
Penso che sia necessario pubblicare tale norma all’interno del sito nel quale tu scrivi, in modo che episodi spiacevoli non si ripetano più.
Poi, che ragione c’è di fotografare un insegnante?
Se un insegnante fotografasse uno studente non sarebbe alquanto “strano”?
Credo che ognuno deve fare il proprio lavoro: l’insegnante insegna. E lo studente studia. Uscire ai propri ruoli è sempre sbagliato.
Buon lavoro! E cellulari spenti a lezione!
Monica
La risposta del Genio del male
Spero per la sua fedina penale che nessuno dei genitori dei suoi alunni abbia mai letto la mia rubrica.
Ci sarebbero decine di cose da dire ma mi concentrerò su quelle più importanti:
1)Non è scritto da nessuna parte che la foto sia stata scattata a lezione.
E io mi baso solo su quanto scritto.
Per cui potrei chiudere qui il discorso, ma supponiamo sia avvenuto a lezione.
Su quali basi la professoressa ha violato il diritto di proprietà dell’alunna?
Sulla base di un atto amministrativo che ha un tenue legame ad una legge, che peraltro non autorizza direttamente una tale limitazione. In sostanza sul nulla.
Come già più volte da me dimostrato.
2)Ergo la studentessa poteva semplicemente rispondere. “Non glielo do, se proprio vuole mi metta una nota che sparirà con una settimana di pulizie”.
In ogni caso il reato vero e proprio è avvenuto DOPO.
Ma stiamo scherzando, come si è permessa di violare la privacy di quella ragazza?
Spero non giustifichi un simile atteggiamento… ah e in ogni caso l’articolo 3 dello statuto non vieta l’uso dei cellulari, questa è solo l’interpretazione del ministro.
E a me non risulta sia vincolante. Soprattutto è assurdo pensare che possa ampliare o ridurre gli spazi del diritto costituzionale…